“Tota Pulchra”: l’arte, grande motore di crescita spirituale e sociale. Intervista al Presidente, Mons. Gervais, e al Direttore artistico Mario Tarroni

8' di lettura 15/02/2021 - “Accogliendo l’insegnamento di Papa Francesco, sintetizzabile nel motto: «L’arte è come la misericordia. Non deve scartare niente e nessuno», nel 2016, Anno della Misericordia, abbiamo fondato l’Associazione "Tota Pulchra", col fine principale di onorare la bellezza dell’arte (figurativa, musicale, teatrale, cinematografica, ecc..) in quanto manifestazione della Luce Divina nell’uomo". L’Associazione sostiene gli artisti, specie quelli giovani o bisognosi, attraverso eventi e rassegne, perché il senso di appartenenza al bello possa raggiungere tutti” 

Mons. Jean-Marie Gervais, Presidente appunto di “Tota Pulchra”, originario del sud della Francia, è Prefetto Coadiutore del Capitolo della Basilica di San Pietro. Dopo gli studi secondari in Linguadoca, e il conseguimento, a Strasburgo, della Licenza in Teologia e del Dottorato Pontificio e Statale di Diritto Canonico, nel 1991, per volere di Papa Giovanni Paolo II, entrava nella Curia Romana come Officiale presso la Penitenzieria Apostolica, ricoprendo, in seguito, vari importanti incarichi. Commendatore dell’Ordine del Santo Sepolcro di Gerusalemme, e’ docente emerito, e Accademico, di varie istituzioni di alta cultura in Europa ed USA.

Un incontro, a Roma, col Monsignore e col direttore artistico, l'artista emiliano Mario Tarroni (che ha inaugurato nell’autunno scorso un’importante personale alla sede FINECO di Lungotevere Michelangelo), cofondatore, con Gervais, di Tota Pulchra, è l’occasione per parlare adeguatamente della storia dell’associazione e dei suoi futuri progetti.

Fabrizio Federici: Monsignore, cosa significa esattamente “Tota Pulchra”, e perché avete chiamato così la vostra associazione?

Mons. Gervais: ll “Tota pulchra es” è un'antica preghiera cattolica, composta nel IV secolo d.C.: questo verso iniziale in latino significa "Tutta bella sei", in riferimento a Maria, Madre di Cristo, concepita senza macchia di peccato originale. Abbiamo scelto di chiamare così la nostra associazione per evidenziare il suo interesse al ruolo che la bellezza dell’arte ha nella promozione dell’uomo e nella creazione di una società più giusta.

Mario, e com’ è nata, nel 2016, Tota pulchra, che al suo attivo ha già parecchie iniziative culturali e di solidarietà con gli ultimi?

Mario Tarroni: Conobbi Jean-Marie Gervais 7-8    anni fa, e ci mettemmo subito a parlare di arte e cultura varia; gradualmente, frequentandoci concepimmo l’idea di un’associazione centrata soprattutto sulla promozione dell’arte, e, quindi, la scoperta di giovani talenti in tutti i settori artistici.

Nell’idea di fondare Tota Pulchra, ha pesato il tuo ruolo di artista, con le tue origini nella provincia di Ferrara, ricca di importanti presenze artistiche e monumentali (come, anzitutto, la storica abbazia medioevale di Pomposa)? 

Mario Tarroni: Certamente. Del resto, già quando vivevo nel Ferrarese ogni tanto adoravo organizzare cenacoli tra amici: dove oltre a mangiar bene quelle serate erano motivo per esprimersi liberamente, cantando una canzone, suonando una chitarra, scrivendo una poesia o dipingendo un quadro. La zona di Pomposa, parte del comune di Codigoro, ha una forte presenza di artisti di vario genere. Appena costituita Tota Pulchra, ne divenni direttore artistico. Oltre ovviamente a Monsignor Gervais, importante è stato, nella crescita dell’associazione, il ruolo degli artisti: come anzitutto il pittore parigino Patrick De Pen, un caro amico che, un giorno, mi regalò uno schizzo di un suo disegno improvvisato all'istante . Da quel bozzetto uscì il  logo che decisi per Tota Pulchra (con le due figure umane che s’intrecciano, a simboleggiare appunto l’amore, l'unione, ma anche la solidarietà). Ebbi inoltre la gioia di introdurre nell'associazione tecnici qualificati: come Gabriele Masetti, col quale studiavo teatro a Bologna, e che ora è il webmaster del sito dell’associazione, colui che cura l'intera parte grafica e i comunicati di volta in volta inseriti (www.totapulchra.org). 

Monsignore, e come avete iniziato a muovere i primi passi?

Mons. Gervais: All’inizio, in modo quasi “bohemien”: con piccoli concerti amatoriali, incontri (anche a casa mia, a volte) in piccoli spazi: poi, gradualmente abbiamo trovato spazi più importanti, come anzitutto presso il Palazzo della Cancelleria Apostolica a Corso Vittorio (dove, tra l’altro, svolgo gran parte del mio lavoro). Tappa importante è stata la partecipazione, ad agosto 2017, alla manifestazione di Assisi: in cui artisti di Umbria, Lazio, Emilia Romagna e Russia si riunirono per omaggiare l’arte e la sua intima relazione con la Chiesa.

Come nacque la vostra partecipazione?

Mons. Gervais: Fummo tra le poche associazioni a rispondere all'appello di Papa Francesco agli artisti affinché, attraverso il loro ingegno creativo, la società si riappropri di quell’identità perduta, in un’epoca contraddistinta dall’assenza di valori. Da qui abbiamo avuto, allora, l'idea d' una “Giornata mondiale sull’Arte dello scarto e degli scartati”: in linea sempre col pensiero del Santo Padre, dove centrale è il rifiuto della "cultura dello scarto", di quel consumismo frenetico che, a livello planetario, finisce col farsi alibi per le peggiori ingiustizie sociali e ambientali. Ad agosto 2018, sempre ad Assisi, siamo stati proprio gli organizzatori -  insieme al Comune – della II edizione dell’evento, “Arte, cultura e sport”.

E...poi?

Mons. Gervais: Sempre nel 2017, per i 90 anni di Benedetto XVI, avevo curato, col vaticanista Alessandro Notarnicola, il libro d’arte “Benedetto XVI. L’arte è una porta verso l’infinito. Teologia estetica per un nuovo Rinascimento” (Ars Illuminandi e Fabrizi Fabbri edd.), che abbiamo adeguatamente presentato. Dopo, siam riusciti ad organizzare, o patrocinare, tante altre iniziative. Solo per citarne alcune, “Amor che move”, al Palazzo della Cancelleria sempre nel 2017, per la Festa europea della musica, col patrocinio del teatro San Carlo di Napoli; la personale dell’artista giapponese Katsu Ishida, ancora alla Cancelleria, nel 2019; lo spettacolo teatrale ”La Madre”, di Roberta Amoroso e Claudia Natale, sulla vicenda religiosa e umana di Maria di Nazareth, al Teatro del Pepe, in Prati, sempre nel 2019.

E può parlarci anche delle vostre iniziative sul piano internazionale?

Mons. Gervais: Sì: promuoviamo iniziative di beneficenza e solidarietà in vari Paesi, con speciale attenzione al Libano (Monastero di S. Elias di Kahlounieh, dell’Ordine maronita libanese), all’Ucraina (centro di pellegrinaggio del Beato Martire Teodoro Romzha in Transcarpazia) e alla Comunità Congolese di Roma (che si riunisce alla chiesa della Natività di Gesù, in Piazza Pasquino). E abbiamo, attualmente, delegazioni e rappresentanti anche in Brasile, Spagna, Francia, Belgio, Monaco, Austria, Montenegro, Russia, Iran e India: sempre con l’intento di unire i popoli con l’Arte illuminata dalla Fede.

La vostra associazione, però, pur nata in un contesto e con finalità fortemente connessi alla fede cattolica, non è a carattere strettamente religioso e confessionale. Tant’è vero che ne fan parte anche persone di altre fedi (musulmana e buddhista, ad esempio), o d’impronta fortemente laica…

Mons. Gervais: Esatto. Direi che Tota Pulchra ha un’ispirazione, al tempo stesso, religiosa e laica nel senso migliore del termine: è una palestra di idee dove appunto si confrontano cittadini, di tutto il mondo, uniti da una comune visione dell’arte e del suo ruolo sociale e da una concezione della vita e del mondo religiosa nel senso piu’ alto, al di là delle differenziazioni culturali, confessionali, politiche. Cittadini che possono dar vita, così, ad inedite quanto positive sinergie.

In ultimo, qual è la vostra più recente iniziativa, e che progetti avete per il 2021?   

Mario Tarroni: L’ultima iniziativa realizzata vede fianco a fianco Tota Pulchra e l'Associazione Nascimento, da me presieduta. In occasione del novantesimo compleanno di Roberto Capucci, stilista di fama internazionale, il Collettivo Nascimento (gruppo artistico dell'omonima associazione) ha curato, col patrocinio di Tota Pulchra (oltre che del Pontificio Consiglio della Cultura e della Fabbrica di S. Pietro), l'installazione artistica delle "Grazie" di Capucci, un’inedita collezione di abiti-scultura disegnati dal Maestro in omaggio alla Madonna. Gli abiti (che hanno richiesto 8 anni di ricerca e ben 11 mesi di lavoro per 10 sarte specializzate) sono stati realizzati secondo le antiche tecniche sartoriali riservate al culto delle “Madonne Vestite”, una manifestazione del Sacro dalle antichissime origini, che intreccia le Storie dell'Arte, del Costume e della Fede, diffusa, e in parte tuttora presente, in Italia, Francia, Penisola Iberica e America Latina. Il 27 novembre scorso, le opere sono state installate  presso la Cascata Grande e il Castello Boncompagni-Viscogliosi di Isola del Liri (Frosinone) e dal materiale documentario raccolto è stata tratta la mostra digitale “Grazie - Roberto Capucci e la ricerca della Bellezza” (visibile digitando, da GOOGLE, www.grazie.tv ). Il 50% degli incassi finanzierà le attività di beneficenza del Santuario del Cristo Redentore di Rio de Janeiro. La mostra, che avrebbe inizialmente dovuto terminare l'8 febbraio, è stata prorogata, per soddisfare le richieste giunte, sino al 16 luglio 2021. Manifestazioni di interesse e apprezzamenti all'iniziativa ci sono pervenuti da Paesi come Brasile e Principato di Monaco, dove ci recheremo prossimamente per discutere l'allestimento di una mostra fisica delle "Grazie", la quale potrebbe avere luogo già dalla seconda metà del 2021.


di Fabrizio Federici
redazione@vivereroma.org





Questa è un'intervista pubblicata il 15-02-2021 alle 00:41 sul giornale del 16 febbraio 2021 - 192 letture

In questo articolo si parla di cultura, intervista, Fabrizio Federici

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